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Come leggere l’etichetta del detergente prima di comprarlo

Donna che confronta le etichette di due detergenti al supermercato

Indice:

Ti è mai capitato di prendere un detergente dallo scaffale, girarlo per leggere l’etichetta e rimetterlo a posto pensando: non ci ho capito niente?

Sul davanti sembra tutto semplice: sgrassa, igienizza, profuma, pulisce a fondo. Magari sulla confezione ci sono anche una foglia verde, un limone, dei fiori e parole che ci fanno pensare immediatamente a qualcosa di delicato. Poi giriamo il flacone e troviamo percentuali, tensioattivi, nomi poco familiari, simboli rossi e una quantità di scritte minuscole. A quel punto è facile fidarsi di quello che abbiamo letto davanti oppure prendere il telefono, cercare uno degli ingredienti e preoccuparsi perché non sappiamo che cosa sia.

In realtà non serve diventare esperte di chimica per scegliere un detergente. Possiamo imparare a riconoscere quelle poche informazioni che ci aiutano davvero a capire che prodotto abbiamo tra le mani e come dovremo usarlo una volta arrivati a casa. Ed è proprio da qui che vorrei partire.

Giriamo il flacone: da dove cominciamo?

Comincerei dalla cosa più semplice, anche se probabilmente non è quella che ci incuriosisce di più: le istruzioni per l’uso.

Prima ancora di chiederci se un ingrediente ci piace oppure no, cerchiamo di capire per cosa è stato pensato quel prodotto. Va usato puro o diluito? Su quali superfici possiamo utilizzarlo? Bisogna risciacquare? Quanto ne serve?

Sono indicazioni che spesso leggiamo velocemente, eppure possono fare una grande differenza. Se sulla confezione è indicata una certa diluizione, versarne il doppio nel secchio non significa necessariamente ottenere un pavimento più pulito. Potremmo semplicemente ritrovarci con più prodotto sulla superficie.

Di questo abbiamo già parlato in Troppo detersivo pulisce davvero meglio?, quindi non avrebbe senso ripetere qui tutto il discorso. In quell’articolo abbiamo visto proprio perché abbondare con il prodotto può essere controproducente e perché dosaggio e risciacquo meritano più attenzione di quanto normalmente gli dedichiamo.

Qui mi interessa farti notare soprattutto una cosa: leggere un’etichetta non significa soltanto cercare gli ingredienti. Capire come il produttore ci dice di utilizzare quel detergente è già una parte importante della scelta. Poi possiamo arrivare alla zona dell’etichetta che normalmente mette un po’ più in difficoltà.

Tensioattivi, enzimi, profumi… ma perché non trovo tutti gli ingredienti?

Se sei abituata a leggere l’INCI di una crema o di uno shampoo, potresti aspettarti qualcosa di simile anche sul flacone del detersivo. Poi guardi l’etichetta e trovi, per esempio, una scritta come “tensioattivi non ionici <5%”.

E magari la prima domanda è: tutto qui? Il motivo è semplice: l’etichetta di un detergente non funziona come quella di un cosmetico.

Per i detergenti esistono regole specifiche su quali componenti devono essere indicati e in che modo. Alcune sostanze vengono riportate per categorie e fasce di concentrazione, mentre per altre sono previste indicazioni specifiche. Ecco perché non dobbiamo aspettarci di trovare sul flacone la stessa lista che siamo abituate a vedere sul retro di una crema.

Se vuoi approfondire questa parte senza affidarti alle tante interpretazioni che si trovano online, puoi consultare direttamente la pagina dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) dedicata all’etichettatura dei detergenti. È una fonte decisamente più tecnica di questo articolo, ma è utile sapere dove trovare un riferimento ufficiale quando abbiamo un dubbio. ECHA

Vorrei fermarmi un momento anche sulla parola tensioattivo, perché a volte basta incontrare un termine che non conosciamo per guardare il prodotto con sospetto. I tensioattivi svolgono una funzione precisa nella detergenza e aiutano a rimuovere lo sporco. La loro presenza, da sola, non basta quindi per decidere se abbiamo davanti un prodotto che vogliamo oppure no.

Lo stesso vale per gli altri ingredienti: leggere l’etichetta non dovrebbe trasformarsi nella caccia alla parola che ci spaventa.

E quei rombi rossi sul retro?

Quelli, invece, meritano sempre uno sguardo.

Sai quei piccoli rombi con il bordo rosso che troviamo su alcuni prodotti per la casa? Non sono tutti uguali e soprattutto non significano semplicemente “questo prodotto è tossico”.

Servono a segnalarci determinati pericoli e vanno letti insieme alle indicazioni che troviamo accanto. Un prodotto, per esempio, può richiedere particolare attenzione per gli occhi o per la pelle; un altro può riportare precauzioni differenti.

Io farei una cosa molto semplice: quando vediamo un pittogramma, leggiamo sempre anche ciò che c’è scritto vicino. Non dobbiamo imparare a memoria tutti i simboli. Ci basta non considerarli una parte secondaria della confezione, perché quelle indicazioni ci dicono come maneggiare e utilizzare il prodotto con maggiore sicurezza.

E vale anche per quel detergente che compriamo da anni. La familiarità con un prodotto non rende inutili le sue istruzioni.

La fogliolina verde mi dice che il detergente è naturale?

Qui arriviamo a una cosa che trovo particolarmente interessante, perché è proprio davanti allo scaffale che spesso prendiamo la nostra decisione. Immaginiamo due flaconi. Il primo è bianco e verde, magari ha disegnato un fiore e sulla parte davanti leggiamo parole che richiamano la natura. Il secondo ha una confezione molto più anonima.

Quale dei due ci sembra più delicato?

Probabilmente il primo. È normale: anche colori, immagini e parole contribuiscono all’idea che ci facciamo di ciò che stiamo acquistando. Ma per conoscere meglio il prodotto dobbiamo andare un po’ oltre quella prima impressione e tornare alle informazioni che abbiamo sul retro: a cosa serve, come si usa, quali precauzioni richiede e che cosa ci viene detto della sua composizione.

Vale anche il ragionamento opposto. Se incontriamo il nome di una sostanza che non conosciamo e ci sembra terribilmente “chimico”, questo non significa automaticamente che abbiamo trovato qualcosa di pericoloso.

È un punto al quale tengo particolarmente perché, parlando spesso di casa naturale, sarebbe facilissimo cadere nell’equazione naturale = sicuro e chimico = pericoloso. Le cose non sono così semplici. E forse imparare a leggere meglio ciò che abbiamo davanti è molto più utile che dividere i detergenti in due categorie.

Quello che guardo io quando scelgo un detergente

Quando scelgo un prodotto per la casa non cerco un’etichetta perfetta e non mi metto davanti allo scaffale con il telefono in mano a controllare ogni singola sostanza.

Guardo prima di tutto che cosa deve fare quel prodotto e dove dovrò utilizzarlo. Poi controllo come va usato, quanto ne serve e se ci sono precauzioni particolari. Se qualcosa della composizione mi interessa o non mi è chiaro, allora approfondisco.

È lo stesso criterio che utilizzo anche con BIOeffective HOME, il detergente che uso abitualmente. Prima di inserirlo nella mia routine ho voluto conoscerne le caratteristiche, la formulazione e il modo corretto di utilizzarlo.

Ma qui mi fermo, perché a BIOeffective HOME ho già dedicato un articolo specifico nel quale puoi approfondire il prodotto. Ripetere in questa pagina composizione, caratteristiche e utilizzo significherebbe allontanarci dall’argomento che stiamo affrontando. Quello che vorrei lasciarti è molto più semplice.

La prossima volta che prendi un detergente dallo scaffale, giralo.

Non cercare subito l’ingrediente da temere e non fermarti alla parola rassicurante scritta sul davanti. Guarda per cosa è fatto, come si usa, quanto ne serve, se deve essere risciacquato e quali precauzioni sono indicate.

All’inizio probabilmente ci metterai qualche minuto in più. Poi inizierai a sapere dove guardare. E magari quel retro pieno di scritte minuscole non sembrerà più così incomprensibile.

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