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Alito cattivo, quando una mentina non basta

Donna prende una mentina prima di parlare con un uomo

Indice:

Capita quasi a tutti: senti che l’alito non è proprio fresco e la prima cosa che cerchi è una mentina, una gomma da masticare o magari un colluttorio dal sapore deciso. Per qualche minuto sembra funzionare e il problema passa in secondo piano, almeno fino alla volta successiva. Se succede ogni tanto, magari dopo aver mangiato aglio o cipolla, non c’è molto su cui interrogarsi. Ma quando l’alito cattivo ritorna spesso, anche poco dopo essersi lavati i denti, continuare a coprirlo può diventare un modo per non ascoltare quello che la bocca sta cercando di dirci. E proprio per questo che trovo interessante quando si parla di alitosi: siamo abituati a concentrarci sull’odore, mentre sarebbe molto più utile cercare di capire da dove arriva.

Siamo sicuri che l’aria educativo venga dallo stomaco?

E una delle prime spiegazioni a cui si pensa. Se l’alito ha un odore sgradevole, viene spontaneo collegarlo alla digestione, a qualcosa che abbiamo mangiato o a un problema di stomaco. In realtà, molto spesso bisogna guardare più vicino.

Una parte importante dei casi di alistosi persistenti ha origine proprio nella bocca. I batteri presenti nel cavo orale degradano residui alimentari, cellule e altre sostanze producendo composti volatili che possono avere un odore poco piacevole. La lingua, gli spazi tra i denti e le zone in cui si accumula più facilmente la placca diventano quindi particolarmente importanti. E’ un aspetto ben descritto anche nell’approfondimento del manuale MSD dedicato all’alitosi.Questo non significa che l’adito cattivo non possa avere anche altre origini. Esistono condizioni che interessano naso, gola, apparato respiratorio o, più raramente, quello gastrointestinale. Il punto è un’altro: prima di attribuire automaticamente il problema allo stomaco, vale la pena osservare bene quello che succede nella nostra bocca.

C’è una parte della bocca che dimentichiamo spesso: la lingua

Quando penso all’igiene orale, per molto tempo anch’io ho associato tutto quasi esclusivamente a denti, dentifricio e spazzolino. E’ comprensibile: sono i protagonisti di ogni pubblicità e di quasi tutte le immagini legate alla pulizia della bocca. Eppure la lingua è una superficie tutt’altro che liscia e può trattenere residui, cellule e microrganismi, soprattutto nella parte posteriore. Quello rivestimento che a volte notiamo sulle sue superficie non è quindi soltanto una questione estetica e può contribuire anche all’odore dell’alito.

Per questo la pulizia delicata della lingua può trovare spazio nella routine quotidiana, utilizzando uno strumento adatto e senza pensare che sia necessario strofinare con forza. Acque qui vale una regola che ritorna spesso quando parliamo di igiene orale: più aggressivo non significa necessariamente più efficace. Ed è già un primo indizio importante. Possiamo lavarci i denti con grande attenzione e avere comunque trascurato una parte della bocca.

Lo spazzolino, da solo, non arriva dappertutto

Lo stesso accade negli spazi tra un dente l’altro. Lo spazzolino svolge un lavoro fondamentale, ma le sue setole non riescono sempre a raggiungere efficacemente tutte le superfici interdentali. Se rimangono placca e residui alimentari, i batteri continuano ad avere materiale a disposizione e questo può contribuire anche alla formazione degli odori.

Filo interdentale o scovolino, scelti utilizzati correttamente in base alle proprie esigenze, completano quindi ciò che facciamo con lo spazzolino. Anche Humanitis, parlando di alitosi, richiama l’importanza di associare alla pulizia dei denti quella della lingua e degli spazi intedentali.È uno dei motivi per cui nel mio approfondimento sull’igene orale: oltre un semplice sorriso ho preferito parlare di un’insieme di gesti piuttosto che concentrarmi soltanto sul dentifricio. Possiamo scegliere con grande attenzione ciò che mettiamo sullo spazzolino, ma se alcune zone della bocca rimangono regolarmente escluse dalla pulizia, stiamo guardando soltanto una parte del problema.

Quando anche le gengive possono entrare in gioco

L’alito cattivo può essere associato anche a problemi gengivali soprattutto quando l’accumulo di placca favorisce un processo infiammatorio. Per questo presterai attenzione se, oltre l’alito che continua a ripresentarsi, le gengive sanguinano frequentemente mentre ci laviamo i denti, appaiono gonfie o notiamo altri cambiamenti che persistono nel tempo. In una situazione del genere non cercherei semplicemente qualcosa capace di rendere l’alito più fresco, perché rischieremmo di concentrarsi sulla conseguenza ignorando un segnale che merita attenzione.

Dedicherà un approfondimento specifico alle gengive che sanguinano, proprio perché uno di quei temi nei quali bisogna distinguere bene ciò che possiamo migliorare nelle nostre abitudini quotidiane da ciò che è opportuno far valutare dal dentista.

Anche la saliva fa la sua parte

Ce ne accorgiamo facilmente al mattino. Durante la notte produciamo meno saliva e, al risveglio, l’alito può essere decisamente diverso da quello che abbiamo durante il resto della giornata. Non è una coincidenza, la saliva contribuisce alla pulizia naturale della bocca e quando diminuisce i batteri trovano condizioni più favorevoli per proliferare. Per questo anche la secchezza della bocca può contribuire all’alito cattivo.Il manuale MSD, parlando di bocca secca e xerostomia , indica infatti l’alitosi tra le possibili conseguenze della riduzione del flusso salivare.

Bere acqua regolarmente è una buona abitudine, ma se la sensazione di bocca secca è frequente o persistente vale la pena comprenderne la causa. Può dipendere da diversi fattori e anche alcuni farmaci possono ridurre la produzione di saliva. In questi casi aumentare semplicemente l’uso del collutorio non significa necessariamente intervenire sul modo per cui il problema si presenta.

Freschezza non significa sempre soluzione

Quando si parla di alito cattivo è quasi inevitabile arrivare al colluttorio, perché la sensazione di freschezza che lascia in bocca può farci pensare che il problema sia stato risolto. Io farei però una distinzione. Un colluttorio puoi avere una funzione all’interno della propria igiene orale, ma non sostituisce lo spazzolino, la pulizia degli spazi interdentali o quella della lingua e soprattutto non dovrebbe diventare il modo con cui nascondiamo continuamente un alito cattivo di cui non conosciamo la causa. Anche il manuale MSD considera il colluttorio un supporto alle gengive non un sostituto della pulizia meccanica.

È cambiato anche il mio modo di scegliere questi prodotti. Oggi mi interessa meno quanto sia intensa la sensazione di freschezza e molto di più capire cosa contiene un colluttorio, perché lo sto usando e quali funzioni dovrebbe svolgere nella mia routine è lo stesso principio che applico al dentifricio: non parto dalla promessa sulla confezione, ma provo prima a capire la formulazione ciò di cui ho realmente bisogno. Se vuoi approfondire questo aspetto, nell’articolo dedicato a dentifrici e colluttori naturali racconto proprio perché ho iniziato a guardarli con occhi diversi.

La mentina allora serve?

Non demonizzerei nemmeno lei. Se abbiamo mangiato qualcosa dall’odore particolarmente persistente o semplicemente desideriamo una sensazione di freschezza una mentina o una gomma possono essere piacevoli. Il punto è che la freschezza può essere temporanea: anche Humanitas, nella sua scheda dedicata all’alitosi, distingue questo effetto momentaneo dalla necessità di comprendere la causa quando il problema persiste.

Il problema nasce quando quel gesto diventa la risposta automatica a qualcosa che continua a tornare. E’ un po’ come aprire una finestra perché sentiamo l’odore senza cercare di capire da dove provenga: per qualche minuto l’aria cambia, ma se la causa rimane, prima o poi ce ne accorgiamo di nuovo. Ed è per questo che personalmente non parlerei mai dell’alitosi proponendo semplicemente un prodotto” contro l’alito cattivo”.

Cosa possiamo osservare nella nostra routine quotidiana

Prima di cercare qualcosa di nuovo da comprare, io partirei da quello che facciamo già ogni giorno. Ci laviamo i denti con attenzione oppure velocemente? Raggiungiamo gli spazi interdentali? Puliamo anche la lingua? Beviamo abbastanza durante la giornata? Le gengive sanguinano? La bocca espresso secca?

Sono domande molto semplici, ma messe insieme raccontano parecchio. Anche il fumo, l’alcol e determinati alimenti possono modificare l’odore dell’alito, così come i periodi prolungati senza mangiare o bere. Questo non significa che dobbiamo controllare continuamente il nostro respiro o trasformare l’igiene orale in un rituale complicato; significa semplicemente imparare a distinguere un episodio occasionale da qualcosa che si presenta con una certa regolarità. Solo dopo guarderei i prodotti che utilizziamo.

Personalmente preferisco sapere cosa sto mettendo ogni giorno nella mia bocca e per quale motivo. Ed a questa curiosità che ho iniziato a leggere più attentamente le formulazioni e a chiedermi come riconoscere un dentifricio naturale da uno con ingredienti artificiali, senza fermarmi alle parole “fresco”, “sbiancante” o “protezione totale” stampati sulla confezione. Non perché esista necessariamente un ingrediente naturale capace di eliminare l’alitosi, ma perché scegliere consapevolmente un prodotto è diverso da chiedergli di risolvere qualcosa di cui non conosciamo ancora la causa.

Quando è meglio smettere di cercare soluzioni da soli

Se l’alito cattivo continua a presentarsi nonostante un’igiene accurata, oppure compare insieme al sanguinamento gengivale persistente, dolore, gonfiore, case o altri cambiamenti della bocca, parlarne con il dentista è la scelta più sensata. Una visita permette di verificare se esiste una causa orale che da soli difficilmente potremmo individuare. Se invece la bocca non sembra essere l’origine del problema, sta al professionista indicare se sono necessarie altri approfondimenti. Anche Humanitas raccomanda di rivolgersi innanzitutto al dentista quando l’alitosi persiste nonostante una corretta e generale.

Per me questo confine è importante anche quando parlo di prodotti e ingredienti naturali. Possiamo informarci, leggere le etichette e scegliere ciò che sentiamo più vicino alle nostre esigenze, mai nessun dentifricio, collutorio o rimedio dovrebbe sostituire una valutazione professionale quando un problema persiste.

La freschezza dura poco, capire qualcosa in più resta

Forse è proprio questa la differenza che vale la pena portarsi via da questo articolo. Una mentina può essere piacevole, può farci sentire più a nostro agio e, quando serve soltanto un po’ di freschezza, fa esattamente quello che ci aspettiamo da lei. Quando però l’alito cattivo diventa una presenza frequente, continuare a nasconderlo non ci dà nessuna risposta. Non significa preoccuparsi del primo episodio e nemmeno cercare continuamente qualcosa che non va, ma semplicemente concedersi la possibilità di essere un po’ più curiosi verso un segnale che spesso liquidiamo troppo in fretta.

Io credo che conoscere al meglio questi piccoli aspetti quotidiani serva soprattutto a questo.

Se vuoi confrontarti con me sui prodotti che utilizzi per la tua igiene orale o capire meglio quali alternative puoi valutare, puoi contattarmi. Partiremo dalle tue esigenze e da ciò che stai cercando, senza trasformare una semplice consulenza in una scelta obbligata.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente scopo informativo e divulgativo e in nessun modo sostituitsono il parere di uno specialista.

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