Quando in casa c’è un bambino piccolo, l’attenzione per l’igiene cambia quasi il senza che ce ne accorgiamo. Quel pupazzo che prima avevamo semplicemente raccolto da terra improvvisamente ci sembra molto meno innocuo quando sappiamo che, nel giro di pochi secondi, finirà di nuovo tra le sue mani e probabilmente anche in bocca. Così lo laviamo, lo puliamo, qualche volta lo disinfettiamo, perché il nostro pensiero è uno solo: voglio che ciò con cui gioca sia pulito e sicuro.
È una preoccupazione comprensibile, ma proprio partendo da questa attenzione credo che sia utile farsi una domanda in più. Quando puliamo un giocattolo pensiamo allo sporco che vogliamo eliminare, ma quando pensiamo al prodotto che utilizziamo per farlo?
Un giocattolo non è come il pavimento del garage o la parete esterna di una finestra. Un bambino, lo stringe lo accarezza, ci dorme insieme, lo passa continuamente dalle mani al viso e, soprattutto quando è molto piccolo, lo esplora anche attraverso la bocca. Per questo non credo che abbia senso creare paura intorno a ogni flacone di detersivo, ma penso abbia molto senso scegliere con maggiore consapevolezza ciò che utilizziamo sulle superfici con cui i nostri bambini hanno un contatto così stretto.
Pulire i giochi non significa necessariamente disinfettare tutto
Quando vogliamo proteggere un bambino è facile cadere nella tentazione del “più pulito possibile”. Un gioco cade a terra e pensiamo immediatamente di doverlo disinfettare; se viene toccato da altri bambini sentiamo il bisogno di intervenire ancora. In realtà pulire, igienizzare e disinfettare non sono la stessa cosa, e non sempre abbiamo bisogno di arrivare alla disinfezione. La normale pulizia serve a rimuovere sporco e impurità dalle superfici. La disinfezione ha invece uno scopo differente e richiede prodotti destinati a quell’utilizzo, impiegati rispettando le indicazioni riportate in etichetta. Anche l’American Academy of Pediatrics ricorda che la pulizia ordinaria con acqua, sapone e azione meccanica aiuta a mantenere puliti gli ambienti domestici, mentre una pulizia più profonda la sanitizzazione o la disinfezione possono diventare necessarie in situazioni particolari, per esempio quando qualcuno in casa è malato.
Questo è importante anche perché, quando parliamo di bambini, non dovremmo preoccuparci soltanto di ciò che vogliamo togliere dal gioco. Dobbiamo anche considerare ciò che utilizziamo per pulirlo è ciò che puoi eventualmente rimanere sulla superficie se il prodotto non viene utilizzato correttamente.
Non tutti i detergenti sono uguali e sarebbe sbagliato affermare che qualsiasi prodotto per la casa sia tossico.
Composizione, concentrazione, quantità e modalità di impiego fanno una grande differenza. C’è però una caratteristica dei bambini piccoli che merita particolare attenzione: il loro rapporto con l’ambiente è molto più diretto del nostro. Gattonano, toccano le superfici e portano frequentemente mani e oggetti alla bocca. L’America Academy of Pediatrics indica proprio questi normali comportamenti dello sviluppo tra i motivi per cui i bambini possono essere maggiormente esposti alle sostanze presenti nell’ambiente domestico.
Ecco perché per me la questione non dovrebbe diventare “devo aver paura dei detersivi?”, ma piuttosto: che cosa sto utilizzando per pulire un oggetto che tra poco potrebbe tornare nella bocca di mio figlio? E lo sto utilizzando nel modo corretto? Anche la quantità la sua importanza. A volte abbondiamo con il detergente perché ci fa sentire più sicuri, quasi che più prodotto debba necessariamente significare più igiene. Ne abbiamo parlato nell’articolo Troppo detersivo pulisce davvero meglio?: utilizzare più prodotto del necessario può semplicemente significare avere più prodotto da rimuovere quando la superficie e le istruzioni richiedono risciacquo.
Ogni giocattolo va pulito in modo diverso
C’è poi un’altro errore che possiamo fare con le migliori intenzioni: cercare una ricetta universale. Acqua e bicarbonato, aceto, detergente, lavatrice, vapore… online troviamo un rimedio per qualsiasi cosa, ma non esiste un metodo adatto indistintamente a tutti i giocattoli. Prima ancora di scegliere con cosa pulirli partirei sempre dalle indicazioni del produttore. Una costruzione in plastica lavabile, un pupazzo di stoffa, un gioco di legno e un giocattolo elettronico hanno caratteristiche completamente diverse. Persino utilizzare un ingrediente considerato naturale può danneggiare alcuni materiali o finiture. Per questo più che una lunga serie di regole, può essere utile avere alcuni punti di riferimento.
Quuindi ho pensato di inserirti questa tabella, a me è stat utile.
| Tipo di gioco | Come orientarsi nella pulizia | A cosa prestare attenzione |
|---|---|---|
| Plastica o silicone lavabile | Acqua e sapone o detergente compatibile, seguendo le istruzioni del gioco e del prodotto utilizzato | Risciacquare accuratamente quando previsto e lasciare asciugare |
| Peluche e giochi in tessuto | Controllare l’etichetta e, se lavabili, rispettare ciclo e temperatura indicati | Lasciare asciugare completamente prima di restituirli al bambino |
| Legno | Utilizzare poca umidità e un metodo compatibile con materiale e finitura | Evitare l’immersione se non espressamente prevista |
| Giochi elettronici | Pulire soltanto le parti consentite dalle istruzioni | Evitare immersione e infiltrazioni di liquidi nelle componenti elettriche |
Per i giochi che vengono portati alla bocca avrai un’attenzione ancora maggiore. L’American Cleaning Institute, nelle sue indicazioni dedicate proprio alla pulizia dei giochi dei bambini, raccomanda di risciacquare con acqua giocattoli dopo la pulizia; per quelli che possono essere messi in bocca sottolinea inoltre l’importanza di pulizia, risciacquo e corretta asciugatura. Questo mi sembra molto più utile che alimentare la paura dei “residui tossici”. Non possiamo dire che qualsiasi detergente lasci inevitabilmente sul giocattolo quantità pericolose di sostanze ma possiamo fare qualcosa di concreto: usare la quantità corretta, seguire le indicazioni riportate sul prodotto e risciacquare quando necessario. Per massaggigengive e altri oggetti progettati specificamente per essere messi in bocca, invece, seguirai sempre le indicazioni del produttore, senza improvvisare detergenti, disinfettanti o rimedi casalinghi
Se vogliamo proteggerli, guardiamo anche cosa utilizziamo per pulire
Forse è proprio qui che negli ultimi anni è cambiato il mio modo di vedere la pulizia della casa. Siamo abituati giudicare un detergente soprattutto dal risultato immediato: deve togliere lo sporco, lasciare la superficie pulita e magari anche col profumo intenso che per molto tempo abbiamo associato all’idea stessa di pulito. Quando poi in casa c’è un bambino piccolo, inevitabilmente iniziamo a osservare gli stessi gesti da una prospettiva diversa.
Il pavimento diventa il posto sulla quale gattona, il tappeto quello su cui si appoggia le mani, il pupazzo finisce contro il viso e la costruzione appena lavata può essere messa in bocca pochi minuti dopo. E’ uno dei motivi per cui nel mio percorso dedicato alla casa naturale torno spesso su un concetto che considera importante: non dobbiamo vivere la paura di ciò che utilizziamo, ma possiamo imparare a scegliere con maggiore consapevolezza ciò che entra quotidianamente nei nostri ambienti. Questo vale anche quando cerchiamo alternative più naturali. E qui vorrei evitare un equivoco nel quale è molto facile cadere: naturale non significa automaticamente innocuo. Lo sottolinea anche l’America Academy of Pediatrics, che invita a non considerare termini come i “green” o “naturali” una garanzia sufficiente per stabilire la sicurezza di un prodotto. Qualunque detergente scegliamo, rimane importante conoscere le caratteristiche, leggere l’etichetta e utilizzarlo secondo le indicazioni previste.
Per me sceglire una pulizia più naturale non significa sostituire una bottiglia soltanto perché compare una foglia verde.
Significa iniziare a domandarmi che cosa sto usando, perché lo sto usando e se ho realmente bisogno di quel prodotto in quelle quantità. E’ lo stesso approccio che porto avanti nel nell’articolo dedicato alla casa naturale, dove la scelta dei prodotti diventa parte di un modo più consapevole di vivere gli ambienti quotidiani. Ed è proprio seguendo questo ragionamento che nel tempo ho cercato anche soluzioni diverse per le pulizie di casa. Una di queste che ho scelto personalmente è BIoeffettive HOME. Non voglio però trasformare queste pagine in una presentazione del prodotto: gli ho dedicato un approfondimento specifico proprio perché chi è interessato possa leggere con calma che cosa contiene, come funziona e come l’utilizzo, e poi decide se può essere una soluzione interessante anche per la propria casa. Se vuoi aprofondire adesso, puoi leggere: BIOeffective HOME: il detergente enzimatico multiuso
Una casa in cui cresce un bambino, del resto, difficilmente sarà una casa perfetta e sterile. Ci saranno giochi per terra, impronte, briciole, pupazzi trascinati da una stanza all’altra e mani curiose che arrivano ovunque. E forse va bene proprio così. L’obiettivo non è inseguire un’igiene impossibile, ma trovare un equilibrio: pulire quando serve, nel modo corretto e con maggiore attenzione anche a ciò che scegliamo di utilizzare.
Se stai cercando di rendere più consapevoli alcune scelte per la tua casa ma, davanti a detergenti, ingredienti e tante promesse differenti, non sai bene da dove partire, puoi contattarmi e raccontarmi le tue esigenze. Preferisco partire da ciò che utilizzi già, da come vivi la tua casa e da quello che vorresti cambiare in: solo dopo possiamo capire insieme quali soluzioni possono dare aver senso per te.
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