Per molti di noi il caffè non è semplicemente una bevanda. È il profumo del mattino, la pausa durante il lavoro, una tazzina condivisa o quel piccolo gesto che conclude il pranzo. Per questo, quando sentiamo parlare di caffè funzionale, viene abbastanza spontaneo chiedersi: ma che cosa cambia rispetto al caffè che ho sempre bevuto?
Me lo sono chiesta anch’io quando ho iniziato a conoscere queste bevande. Non cercavo qualcosa che fosse necessariamente “migliore” del caffè tradizionale. Volevo semplicemente capire che cosa ci fosse di diverso nella tazzina e perché si parlasse tanto di ingredienti come Ganoderma, ginseng o oleuropeina. Partiamo proprio da qui.
Cosa cambia nella tazzina?
Il caffè tradizionale nasce dai chicchi della pianta del caffè, tostati e macinati. Varietà, miscela, tostatura e modo in cui lo prepariamo possono cambiarne aroma, caratteristiche e contenuto di caffeina. Insomma, anche quando diciamo semplicemente “prendo un caffè”, non stiamo parlando sempre della stessa identica bevanda.
Con il caffè funzionale c’è un elemento in più: alla base di caffè vengono aggiunti intenzionalmente altri ingredienti. Possiamo trovare estratti vegetali, ginseng, sostanze presenti nell’olivo come l’oleuropeina oppure funghi come il Ganoderma lucidum, conosciuto anche come Reishi.
Ed è qui che secondo me vale la pena fermarsi un momento, perché non esiste una ricetta unica. Un caffè con Ganoderma può essere molto diverso da uno con oleuropeina o ginseng e due prodotti che si definiscono “funzionali” possono avere composizioni completamente differenti.
Per questo, prima di scegliere, preferisco sempre dare un’occhiata a quello che c’è realmente dentro. Se vuoi approfondire questo aspetto, nella guida Caffè funzionale: cos’è e come sceglierlo ti spiego proprio quali elementi guardare e perché l’etichetta ci racconta molto più del nome sulla confezione.
E la caffeina?
Qui le cose diventano ancora più personali.
Un espresso contiene indicativamente 60-80 mg di caffeina, anche se la quantità può cambiare in base alla miscela e alla preparazione. L’Istituto Superiore di Sanità ricorda infatti che non possiamo considerare identico il contenuto di caffeina di tutte le tazzine. Poi c’è il modo in cui ognuno di noi reagisce. C’è chi beve un espresso nel tardo pomeriggio e dorme tranquillamente e chi, invece, continua a sentirne gli effetti diverse ore dopo.
Io appartengo decisamente alla seconda categoria. La mia sensibilità al caffè tradizionale mi ha portata negli anni a cercare alternative, ma senza voler rinunciare a quel momento che mi è sempre piaciuto. È anche così che ho cominciato a incuriosirmi e a provare formulazioni diverse. Attenzione però a un equivoco abbastanza facile: funzionale non significa automaticamente senza caffeina. Anche qui bisogna vedere che cosa contiene il prodotto.
E se invece volessimo proprio ridurre o evitare la caffeina? A quel punto possiamo anche uscire dal mondo del caffè e guardare alternative diverse, come l’orzo, alcune tisane o altre bevande. Non è detto, infatti, che la stessa tazza sia quella giusta dal mattino alla sera.
Perché mettere Ganoderma, ginseng o oleuropeina nel caffè?
Questa è stata una delle cose che hanno incuriosito di più anche me.
Il Ganoderma lucidum, per esempio, è un fungo conosciuto da molto tempo nella tradizione orientale e oggi studiato per i suoi numerosi composti bioattivi. Se vuoi conoscerlo meglio, puoi partire dall’approfondimento sul caffè con Ganoderma, dove entriamo più nello specifico del suo utilizzo all’interno di queste bevande.
L’oleuropeina, invece, ci porta molto più vicino a casa nostra: è uno dei polifenoli caratteristici dell’olivo. Le ho dedicato un articolo specifico, Oleuropeina: tra storia e ricerca, proprio perché credo sia più interessante conoscere un ingrediente prima di limitarsi a leggere il suo nome sulla confezione. Ed è la stessa sostanza che ritroviamo in Olimax Caffè.
Poi c’è il ginseng, con i suoi caratteristici ginsenosidi. Anche in questo caso però “al ginseng” non ci dice automaticamente che cosa stiamo bevendo: quantità, composizione e altri ingredienti possono cambiare parecchio da un prodotto all’altro. L’Istituto Superiore di Sanità spiega, per esempio, che molte preparazioni comunemente chiamate “caffè al ginseng” contengono in realtà diversi ingredienti oltre all’estratto della radice.
È proprio questo che trovo interessante nei caffè funzionali: non c’è una sola tazzina possibile.
E allora, quale scegliamo?
Se ami il tuo espresso, lo tolleri bene e non hai nessuna voglia di cambiarlo, non sono certo io a dirti che devi farlo. Ma magari sei curioso. Oppure, come è successo a me, a un certo punto ti accorgi che vorresti continuare a concederti quella pausa provando qualcosa di diverso. È qui che cominciano ad avere senso le alternative.
Puoi essere affezionato al rito della moka e scoprire un caffè funzionale da preparare con la moka. Se al mattino hai sempre fretta, potresti preferire la praticità del caffè in capsule o delle cialde. Se invece ti incuriosisce il gusto del ginseng, puoi vedere più da vicino il Ginseng Caffè.
E poi ci sono formulazioni ancora diverse, come Caffè Special o Olimax, che vale la pena conoscere per quello che realmente contengono e non soltanto per il loro nome.
È un po’ questa l’idea che sta dietro al mio Caffè del Benessere: non convincerti che esista una bevanda perfetta per tutti, ma aiutarti a trovare quella che può accompagnare meglio la tua pausa, in quel momento della giornata.
Se guardando tutte queste possibilità ti viene da pensare “va bene, ma da dove comincio?”, scrivimi. Possiamo guardare insieme le diverse formulazioni e capire quale si avvicina di più ai tuoi gusti e alle tue abitudini.
Non per scegliere al posto tuo, ma per aiutarti a scegliere sapendo che cosa stai mettendo nella tazzina.
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