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Analisi dell’acqua: come leggerle davvero

Donna che consulta le analisi dell'acqua potabile di casa

Indice:

Ti è mai capitato di cercare le analisi dell’acqua del tuo Comune pensando di trovare una risposta semplice e, invece, di ritrovarti davanti a una tabella piena di numeri, sigle e parole poco familiari? Magari volevi soltanto capire qualcosa in più sull’acqua che bevi ogni giorno e, dopo aver aperto il documento, la domanda è diventata:” Va bene, ma tutto questo cosa significa?”

Se ti è successo capisco perfettamente la sensazione. Quando guardiamo un’analisi per la prima volta è facile pensare che servano conoscenze tecniche per comprenderla, mentre in realtà possiamo già ricavare molte informazioni utili imparando a osservare le cose giuste e, soprattutto, evitando di spaventarci davanti a un nome sconosciuto o a un numero che, preso da solo, può dirci molto meno di quanto immaginiamo.

Vorrei quindi fare esattamente questo: immagina di avere davanti l’analisi dell’acqua della tua zona e di mostrarmele mentre stiamo sedute a bere un caffè. Non cercheremo di diventare chimici in 10 minuti e nemmeno di stabilire se un’acqua sia ” buona” o “cattiva” sulla base di un singolo valore. Troveremo semplicemente a capire come leggere le analisi dell’acqua potabile, quali informazioni osservare e quali domande farci prima di arrivare alla conclusione.

Da dove cominciamo quando abbiamo davanti le analisi dell’acqua?

Prima ancora di guardare nitrati, pH, durezza o qualsiasi altra voce, io partirei da qualcosa di molto più semplice: controllerei chi ha pubblicato quelle analisi, a quale zona si riferiscono e quando son state effettuate.

Per conoscere le caratteristiche dell’acqua distribuite nel proprio territorio è sempre preferibile partire dalle fonti ufficiali come il gestore del servizio idrico e gli enti competenti. A seconda del luogo in cui vivi potresti trovare una pagina nella quale inserire il nome del Comune, una ricerca per zona di fornitura oppure un documento con i risultati dei controlli.

Non è un dettaglio da trascurare, perché l’acqua distribuita non deve essere valutata sulla base di informazioni generiche trovate in rete. In Italia il riferimento principale è il Decreto Legislativo 18/2023 sulle acque destinate al consumo umano, che stabilisce i requisiti che devono essere rispettati e relativi controlli. La normativa prevede che l’acqua destinata al consumo umano debba essere salubre e pulita e rispettare i requisiti e i valori previsti per i diversi parametri.

Fonte ufficiale: Gazzetta Ufficiale – Decreto Legislativo 23 Febbraio 2023, numero 18

Una volta trovato il documento relativo alla zona, possiamo iniziare a guardarlo con un po’ più di calma. Normalmente incontreremo il nome del parametro analizzato, il risultato, l’unità di misura e il relativo riferimento quando previsto. Ed è proprio qui che spesso iniziano i dubbi, perché il nostro occhio tende naturalmente ad andare verso i numeri più alti, quasi come se il valore maggiore fosse necessariamente quello di cui preoccuparsi. In realtà non funziona così.

Quei numeri raccontano qualcosa, ma dobbiamo leggerli insieme

Immagina di trovare nella stessa tabella durezza, pH, calcio, magnesio, nitrati e diversi metalli. Sono tutti dati che riguardano l’acqua, ma descrivono caratteristiche differenti e possono essere espressi con unità di misure diverse. Per questo non possiamo confrontarli semplicemente guardando quale numero sia più alto.

  • La durezza, per esempio, è collegata soprattutto alla presenza di calcio e magnesio. Se a casa trovi spesso calcare sul rubinetto, nel bollitore o sulla macchina del caffè, probabilmente conosci già uno degli effetti più evidenti di un’acqua dura. Questo, però,non significa automaticamente che quell’acqua sia pericolosa da bere.
  • Anche pH può attirare facilmente la nostra attenzione soprattutto perché negli ultimi anni abbiamo sentito parlare spesso di acqua alcalina. Il valore del pH ci fornisce un’informazione sull’acidità o alcalinità dell’acqua, ma non può essere preso da solo e utilizzato come una sorta di voto sulla quantità complessiva dell’acqua. Quando arriviamo invece a nitrati, nitriti, metalli o ad altri nomi meno familiari, è comprensibile che la tensione aumenti. Qui però, c’è una cosa che vorrei ricordarti ogni volta che apri un’analisi: leggere il nome di una sostanza non significa automaticamente trovarsi davanti a un pericolo.

Dobbiamo sapere in quale concentrazione è stata rilevata e, quando per quel parametro è stabilito un valore, confrontare il risultato con il riferimento previsto. E proprio la normativa italiana a individuare i parametri microbiologici e chimici e i relativi valori che devono essere rispettati per le acque destinate al consumo umano.

Fonte ufficiale: Gazzetta Ufficiale- D. Lgs. 18/2023, in particolare Allegato I ”I requisiti minimi relativi ai valori di parametro utilizzati per valutare la qualità delle acque destinate al consumo umano”.

Questo cambia molto il modo in cui possiamo avvicinarci a una tabella. Invece di domandarci semplicemente ”questa sostanza c’è oppure non c’è?”, impariamo a chiederci “quanto ne è stato rilevato e qual è il valore con cui devo confrontare questo risultato?”.

E se nelle analisi troviamo PFAS o altri contaminanti?

I PFAS sono un buon esempio, perché negli ultimi anni se ne è parlato molto e incontrare questa sigla in un documento può comprensibilmente attirare la nostra attenzione. Proprio per questo, però, vorrei evitare due estremi: ignorare un dato che merita di essere compreso oppure, al contrario, trasformare la semplice presenza di una sostanza in un allarme.

Il modo di ragionare rimane quello che abbiamo appena visto: dobbiamo capire cosa è stato analizzato, quale concentrazione è stata rilevata e quale riferimento si applica a quel parametro. Lo stesso principio vale quando nelle analisi mostriamo altre sostanze che non conosciamo. Anche il D. Lgs. 18/2023 include valori di parametro per numerose sostanze contaminanti, ed è quindi sempre preferibile verificare i dati utilizzando i riferimenti ufficiali anziché affidarsi alla prima interpretazione trovata online.

Fonte ufficiale: Gazzetta Ufficiale – Decreto Legislativo 18/2023, Allegato I.

Non voglio però trasformare questo articolo in un secondo approfondimento sui PFAS, perché sul sito ne abbiamo già parlato in maniera specifica. Se nelle analisi del tuo territorio hai incontrato questa sigla e vuoi capire meglio di cosa si tratta, puoi continuare con l’articolo: Cosa sono i PFAS nell’acqua potabile.

Ma quelle analisi parlano proprio dell’acqua che esce dal mio rubinetto?

Arrivati a questo punto potresti farti una domanda molto sensata: “Se le analisi che sto leggendo sono quelle della mia zona, allora descrivono esattamente l’acqua che sto bevendo in questo momento?” Qui dobbiamo fare una distinzione.

La normativa individua diversi punti nei quali devono essere rispettati i valori dei parametri e, nel caso dell’acqua fornita attraverso una rete di distribuzione, prende in considerazione sia il punto di consegna o un punto rappresentativo della rete sia, secondo quanto previsto, il punto di utenza nel quale l’acqua fuoriesce dai rubinetti utilizzati per il consumo umano.

Fonte ufficiale: Gazzetta Ufficiale D. Lgs. 18/2023 , articolo 5 “Punti in cui i valori dei parametri devono essere rispettati”.

Per noi questa informazione è particolarmente interessante perché ci ricorda che tra la rete pubblica e il bicchiere che riempiamo in cucina esiste anche l’impianto dell’edificio. In alcune situazioni possono esserci tubazioni datate, serbatoi o caratteristiche specifiche dell’impianto interno che meritano di essere considerate. Non significa che dobbiamo iniziare a guardare con sospetto ogni tubo di casa, ma è semplicemente che un dato generale relativo alla zona di distribuzione non deve essere automaticamente interpretato come se fosse il risultato di un campione prelevato proprio dal nostro rubinetto.

Se esiste un dubbio concreto relativo a una determinata abitazione

Io partirei dal gestore e dagli enti competenti e, se ci fossero motivi per approfondire, valuterei un’analisi specifica dell’acqua nel punto di utilizzo. Da cui nasce anche un’altra distinzione che considero importante: chiedersi se l’acqua rispetti i requisiti previsti per il consumo umano non è esattamente la stessa cosa che domandarsi quale acqua preferiamo bere ogni giorno. In questa scelta possono entrare anche il gusto, le caratteristiche dell’acqua virgola e le nostre abitudini e il modo in cui preferiamo gestire l’acqua di casa.

Se è proprio questa la domanda che ti sta facendo, puoi perseguire con Acqua del rubinetto o acqua in bottiglia quale scegliere oppure con la guida Qual è l’acqua migliore da bere davvero?

Adesso che sappiamo leggere le analisi, cosa possiamo farne?

Secondo me è proprio qui che tutto questo discorso acquista senso. Non abbiamo imparato a leggere le analisi per aggiungere un’altra preoccupazione alle nostre giornate, ma per conoscere meglio qualcosa che utilizziamo continuamente e che portiamo sulla nostra tavola ogni giorno.

Potremmo leggere i risultati relativi alla nostra zona e non sentire alcuna necessità di cambiare le nostre abitudini. Oppure potremmo voler approfondire determinate caratteristiche dell’acqua e iniziare a informarci sulle soluzioni disponibili per trattarla a casa. Quello che eviterei è fare il percorso contrario, cioè scegliere prima un apparecchio e cercare soltanto dopo un motivo per giustificarne l’acquisto.

Se stiamo pensando a un sistema domestico, quindi io non partirei dalla domanda “qual è il miglior depuratore?”, ma da qualcosa di molto più concreto: cosa voglio ottenere dalla mia acqua?

Anche il Ministero della Salute ricorda che i dispositivi per il trattamento dell’acqua possono utilizzare tecnologie e processi differenti e che, per ottenere le prestazioni dichiarate, sono importanti l’idoneità dell’apparecchiatura, il suo corretto utilizzo e una gestione adeguata. Non basta quindi leggere la parola filtro o depuratore per sapere se una determinata soluzione sia quella adatta alle nostre esigenze.

Fonte Ministero della Salute – Dispositivi di trattamento delle acque destinate al consumo umano.

Se vuoi continuare proprio da queste domande, il passaggio naturale è come scegliere un depuratore d’acqua; se invece vuoi capire le differenze tra una soluzione più semplice e un sistema domestico più strutturato, puoi leggere caraffa filtrante o depuratore  differenze reali.

E se hai davanti le analisi dell’acqua della tua zona e, nonostante tutto, continui a guardare quei numeri pensando “adesso li capisco un po’ meglio, ma cosa significano completamente per me?”, puoi contattarmi. Possiamo partire proprio da lì, dal documento che hai trovato e dalle domande che ti sono rimaste. Perché conosce meglio l’acqua che utilizziamo ogni giorno dovrebbe aiutarci a fare scelte più consapevoli e serene e non lasciarci ancora più confusi di quando abbiamo iniziato.

Ciascun prodotto Snep è garantito per 30 giorni, come indicato nelle condizioni di vendita. La garanzia è applicabile anche alle confezioni vuote, è bene custodire lo scontrino, perché sarà richiesto in caso di rimborso. 

Inoltre, l’azienda Snep è socio attivo AVEDISCO. La prima azienda italiana che rappresenta le più importanti realtà industriali e commerciali, italiane ed estere che utilizzano la Vendita Diretta per la distribuzione a domicilio dei loro prodotti/ servizi.

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