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Perché il caffé non basta contro la stanchezza

La stessa donna agitata con una tazzina di caffé e rilassata mentre beve una bevanda d'orzo

Indice:

La cosa curiosa del caffé è che spesso ne beviamo un altro proprio quando il precedente non ci ha dato l’effetto che speravamo. Sei stanco, hai ancora tante cose da fare e pensi che una seconda tazzina possa aiutatrti a ritrovare un pò di energia. All’inizio sembra funzionare, ma poco dopo ti senti più stanco di prima. Oppure ti accorgi che, nonostante il caffé, continui a sentirti affaticato e fai fatica a mantenere la concentrazione.

E tante volte, viene spontaneo pensare se il caffè ha già finito il suo effetto o se, semplicemente, non sia abbastanza forte. Ma sei sicuro che il problema sia questo?

Secondo me è importantte partire  prooprio da questa  domanda, perché nel tempo abbiamo imparato ad associare il caffè alla carica necessaria per affrontare la giornata. Eppure, sentirsi più svegli e recuperare davvero dalla stanchezza sono due cose completamente diverse. Non si tratta di rinunciare a una bevanda che per molti di noi  rappresenta un piacere quotidiano. Si tratta piuttosto di capire che cosa possiao aspettarci dalla caffeinaa, cosa succede quando iniziamo a esagerare e come possiamo conservare il piacere della pausa caffè senza affidarci sempre alla stessa tazzina.

Quando il caffé non basta: perché continui a sentirti stanco

Quando bevi un caffè hai un’energia quasi immediata, non è soltanto una tua impressione. La caffeina agisce sul sistema nervoso centrale e può aiutarti a mantenere la vigilanza, soprattutto nei momenti in cui avverti sonnolenza. Per capire come funziona, però, dobbiamo fare una piccola distinzione.

Durante le ore in cui rimani sveglio, nel tuo organismo aumenta l’azione dell’adenosina, una sostanza coinvolta nella regolazione del bisogno di dormire. La caffeina si lega ad alcuni degli stessi recettori, ostacolando temporaneamente il segnale di sonnolenza. In parole semplici, è come se riuscissi ad abbassare per un po’ il volume di un segnale che ti dice che hai bisogno di riposo. Il segnale, però, non è necessariamente scomparso.

Ed è qui che nasce l’equivoco: il caffè può aiutarti a sentirti più vigile, ma non restituisce automaticamente le energie che hai consumato.

Se hai dormito poco, per esempio, una tazzina può renderti più attento per qualche tempo, ma non recupera le ore di sonno perdute. Allo stesso modo, se sei mentalmente affaticato dopo una giornata particolarmente impegnativa, potresti avvertire un miglioramento momentaneo senza sentirti davvero riposato. Naturalmente, questo non significa che il caffè sia inutile. Significa soltanto che ha un’azione specifica e dei limiti. È un aspetto importante da ricordare, soprattutto quando la stanchezza diventa una presenza abituale. In quei casi, continuare ad aggiungere caffeina potrebbe non essere la risposta che stai cercando.

Se vuoi approfondire il rapporto tra caffè, caffeina e benessere, puoi partire anche dalla nostra guida dedicata al caffè, dove affrontiamo l’argomento in modo più ampio. Il caffè del benessere: quando una pausa può fare la differenza

Perché a volte un caffè non ti sembra più sufficiente?

Forse hai notato che una volta ti bastava il caffè del mattino, mentre adesso senti il desiderio di berne un altro già a metà giornata. Non è detto che ci sia qualcosa di preoccupante. Il caffè, del resto, non è soltanto una bevanda stimolante: è un’abitudine, un momento di pausa e, per qualcuno, anche un piccolo rituale a cui è piacevole tornare.

Tuttavia, quando lo consumi regolarmente, il tuo organismo può adattarsi ad alcuni effetti della caffeina. Si parla di tolleranza: in pratica, la stessa quantità potrebbe non produrre più una sensazione intensa come quella che ricordavi. Questo adattamento non è identico per tutti e non riguarda necessariamente ogni effetto della caffeina. Eppure, può contribuire a spiegare perché alcune persone tendano ad aumentare il consumo.

C’è poi un’altra possibilità, a volte non cerchi un altro caffè perché il precedente non ha funzionato, ma perché la stanchezza che stai cercando di contrastare è ancora presente. Così, senza rendertene conto, potresti iniziare a usare ogni nuova tazzina come risposta automatica a un calo di energia.

E se il caffè arriva anche nel tardo pomeriggio o alla sera, la situazione può complicarsi ulteriormente: la caffeina potrebbe interferire con il sonno e lasciarti ancora più stanco il giorno successivo. Non succede necessariamente a tutti. C’è chi avverte gli effetti della caffeina per molte ore e chi sembra tollerarla meglio. Proprio per questo, più che seguire le abitudini degli altri, può essere utile osservare come reagisci tu.

Troppi caffè al giorno: quali conseguenze puoi avere subito e nel tempo?

A questo punto potresti chiederti: ma quanti caffè sono troppi? È una domanda comprensibile, anche se la risposta non dipende soltanto dal numero delle tazzine.

Un espresso ristretto, un caffè lungo, una moka preparata in casa e una grande tazza di caffè filtro non contengono necessariamente la stessa quantità di caffeina. Inoltre, potresti assumerne anche attraverso tè, bevande energetiche, alcune bibite e altri prodotti. Perciò, se vuoi capire quanta caffeina consumi, devi considerare l’insieme della giornata.

Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), per gli adulti sani un’assunzione complessiva fino a 400 mg di caffeina al giorno, distribuita nell’arco della giornata, generalmente non solleva problemi di sicurezza. Per una singola assunzione, il riferimento è di 200 mg. L’EFSA indica, a titolo orientativo, circa 80 mg di caffeina in un espresso da 60 ml, ma la quantità effettiva può variare parecchio. Questo significa che 400 mg sono la dose giusta per te? Non necessariamente.

Un livello considerato generalmente sicuro per gli adulti sani non è un obiettivo da raggiungere, e alcune persone possono avvertire effetti indesiderati anche con quantità inferiori. Inoltre, in gravidanza il riferimento EFSA scende a 200 mg al giorno da tutte le fonti. In presenza di particolari condizioni di salute o terapie farmacologiche, è opportuno chiedere un consiglio personalizzato al medico.

Quando il caffè, invece di aiutarti, ti fa sentire peggio

Immagina di aver bevuto diversi caffè per affrontare una giornata impegnativa. Ti aspetti di sentirti più attivo, ma a un certo punto avverti nervosismo, irrequietezza o una strana sensazione di agitazione. Magari il cuore batte più velocemente, fai fatica a rilassarti oppure senti lo stomaco infastidito. E la cosa paradossale è che potresti essere ancora stanco.

Un consumo eccessivo di caffeina può infatti provocare, soprattutto nelle persone più sensibili, tremori, palpitazioni, nausea, ansia e disturbi del sonno. Anche l’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che la risposta al caffè varia da persona a persona e che alcuni effetti indesiderati possono comparire anche con dosaggi relativamente bassi.

Non voglio che questi aspetti ti facciano guardare con preoccupazione ogni espresso. Il punto è un altro: se dopo aver bevuto caffè ti senti spesso agitato o avverti disturbi, vale la pena prenderne nota invece di considerarli una conseguenza inevitabile della giornata. Se i sintomi si ripetono, parlane con il medico. Dolore al petto, svenimento o palpitazioni accompagnate da sintomi importanti richiedono invece una valutazione urgente.

E se l’eccesso diventa un’abitudine?

Qui il discorso cambia leggermente, perché non dobbiamo guardare soltanto a come ti senti subito dopo una tazzina. Pensa al caffè del pomeriggio. Magari lo bevi alle cinque, riesci comunque ad addormentarti la sera e concludi che non interferisca con il tuo riposo. Ma addormentarsi non significa necessariamente dormire bene.

La caffeina può influire sulla durata e sulla qualità del sonno. L’EFSA segnala che, in alcune persone, già 100 mg assunti vicino all’ora di dormire possono avere un effetto sul riposo. Se questo accade ripetutamente, potresti ritrovarti in una situazione poco piacevole: il caffè che bevi per combattere la stanchezza contribuisce a rendere meno soddisfacente il sonno, e il giorno dopo senti ancora più bisogno di caffeina. È uno dei motivi per cui credo sia utile osservare non soltanto quanti caffè bevi, ma anche quando li bevi.

C’è poi l’abitudine dell’organismo alla caffeina. Se ne assumi regolarmente quantità elevate e decidi di interromperla all’improvviso, potresti avvertire mal di testa, sonnolenza, irritabilità o difficoltà di concentrazione. Questi sintomi possono comparire durante la sospensione della caffeina e, generalmente, sono temporanei. Per questo, quando vuoi ridurre un consumo abituale importante, farlo gradualmente può risultare più gestibile.

Per quanto riguarda gli effetti a lungo termine, però, è importante non confondere il consumo moderato con quello eccessivo. Non sarebbe corretto sostenere che bere caffè abitualmente provochi necessariamente danni alla salute: la ricerca sul caffè è ampia e il suo rapporto con la salute è più complesso. Diverso è il caso di quantità molto elevate di caffeina, soprattutto quando provocano disturbi ripetuti o si accompagnano a particolari condizioni cardiovascolari. In queste situazioni è importante valutare il consumo con un professionista sanitario.

Insomma, più che cercare un numero valido per chiunque, forse vale la pena farsi una domanda più concreta: il caffè che bevo mi fa stare bene oppure sto iniziando a tollerare alcuni fastidi pur di sentirmi più sveglio?

Ginseng, orzo e decaffeinato: alternative per non bere sempre caffè

Arrivati fin qui, potresti pensare che la soluzione sia eliminare il caffè. Ma non è questo il messaggio che vorrei trasmetterti. Se ti piace, non c’è motivo di trasformare automaticamente una buona abitudine in qualcosa da evitare. Semmai, puoi iniziare a distinguere le tazzine che desideri davvero da quelle che bevi quasi senza pensarci. E qui entrano in gioco le alternative.

Personalmente, trovo interessante l’idea di conservare il piacere della pausa cambiando, ogni tanto, ciò che mettiamo nella tazza. Non perché una bevanda debba essere per forza migliore di un’altra, ma perché avere più possibilità ci permette di scegliere con maggiore consapevolezza.

Prendiamo il caffè d’orzo. Ha un gusto tostato, si presta bene alla pausa al bar o a casa e, quando è preparato esclusivamente con orzo, non contiene caffeina. Può quindi essere una scelta piacevole se desideri qualcosa di caldo senza aggiungere altri stimolanti alla giornata. C’è soltanto una precisazione importante: l’orzo contiene glutine, quindi questa bevanda non è adatta a chi soffre di celiachia.

Se invece ami soprattutto il sapore del caffè, il decaffeinato potrebbe essere la soluzione più semplice. Non è completamente privo di caffeina, ma ne contiene molta meno rispetto al caffè tradizionale. In questo modo puoi mantenere il tuo rituale riducendo l’assunzione complessiva.

E poi c’è il caffè al ginseng, che merita un discorso a parte.

Spesso lo scegliamo pensando che possa darci energia in modo più naturale o che rappresenti un’alternativa al caffè tradizionale. Ma hai mai guardato che cosa contiene realmente la miscela utilizzata?

Molti preparati da bar includono caffè, zuccheri e ingredienti a base di ginseng. Questo significa che il ginseng non è necessariamente una bevanda senza caffeina e che la sua composizione può cambiare molto da un prodotto all’altro. Inoltre, dobbiamo distinguere il caffè al ginseng dagli estratti della pianta Panax ginseng, studiati per i loro possibili effetti sull’organismo.

Secondo il National Center for Complementary and Integrative Health, alcune ricerche suggeriscono un possibile beneficio modesto di determinati estratti sulla stanchezza, ma i risultati non sono uniformi. E questo, naturalmente, non significa che una tazzina di ginseng al bar abbia dimostrato gli stessi effetti.

Gli estratti concentrati di ginseng, inoltre, possono avere controindicazioni e interazioni con alcuni farmaci: un motivo in più per non considerarli automaticamente innocui soltanto perché di origine vegetale. Se desideri provare qualcosa di diverso, puoi considerare anche la cicoria, dal gusto tostato e naturalmente priva di caffeina quando non viene miscelata con caffè.

Alla fine, la scelta può essere molto più semplice di quanto sembri. Puoi bere il tuo espresso al mattino, scegliere un orzo nel pomeriggio oppure concederti un decaffeinato dopo pranzo. Non devi costruire una nuova routine perfetta. Ti basta sapere che non tutte le pause devono necessariamente aggiungere altra caffeina alla giornata.

E se ti incuriosisce il mondo delle bevande alternative, abbiamo approfondito anche un’altra proposta nell’articolo Ganoderma nel caffè: solo una moda?, distinguendo le caratteristiche del prodotto dalle aspettative che spesso lo accompagnano.

E se la stanchezza non dipendesse affatto dal caffè?

C’è un ultimo aspetto che non vorrei trascurare. Abbiamo parlato di caffeina, di quantità, di sonno e di bevande alternative. Ma se continui a sentirti stanco anche dopo aver modificato le tue abitudini, forse la domanda da porti non è più quale caffè scegliere.

La stanchezza può avere origini diverse e non sempre dipende da quanto dormi o da quanta caffeina assumi. Per questo non sarebbe utile ripetere qui tutte le possibili cause: ne abbiamo già parlato negli approfondimenti Perché ti senti sempre stanco e Perché sei sempre stanco anche se dormi.

Quello che mi interessa sottolineare è che non tutta la stanchezza si risolve cercando di sentirsi più svegli. Se l’affaticamento persiste, peggiora o interferisce con la tua quotidianità, è importante parlarne con il medico per capire se siano necessari approfondimenti.

Nel frattempo, osservare il tuo rapporto con il caffè può essere un piccolo punto di partenza. Non per attribuirgli tutte le responsabilità, ma per capire se lo stai scegliendo per piacere o se è diventato il modo più immediato per ignorare un bisogno di recupero.

Forse non hai bisogno di un altro caffè

Mi piace pensare che il caffè possa continuare a essere quello che per molte persone è sempre stato: un piacere, una pausa, un momento da condividere. Non dobbiamo trasformare ogni tazzina in un calcolo o rinunciare a qualcosa che ci piace soltanto perché contiene caffeina.

Ma possiamo imparare a riconoscere quando il desiderio di un altro caffè nasce dal gusto e quando, invece, arriva perché siamo stanchi e non sappiamo bene come affrontare quella sensazione. A volte un espresso può aiutarti a ritrovare un po’ di attenzione. Altre volte potresti scoprire che un orzo, un decaffeinato o semplicemente una pausa senza stimolanti rispondono meglio a ciò che desideri in quel momento. E se la stanchezza continua a tornare, merita qualcosa di più di un’altra tazzina.

Se desideri riflettere sulle tue abitudini quotidiane e capire quali piccoli cambiamenti potrebbero essere adatti a te, puoi valutare una consulenza personalizzata. L’obiettivo non è trovare una soluzione uguale per tutti, ma costruire un percorso di benessere che tenga conto delle tue esigenze.

Perché il caffè può accompagnare piacevolmente le nostre giornate, ma non deve diventare l’unica risposta che diamo alla stanchezza.

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