Ti è mai capitato di entrare in una stanza e, una volta arrivata, non ricordare più come cosa fossi andata a prendere?
Oppure di incontrare una persona che conosci perfettamente, avere il suo nome sulla punta della lingua e non riuscire proprio a farlo venire fuori?
Sono piccole situazioni che possono capitare a tutti e che, nella maggior parte dei casi, finiscono con una risata. Ci sono periodi, però, in cui questi episodi sembrano diventare più frequenti. Dimentichi dove hai appoggiato qualcosa, rileggi due volte la stessa pagina perché ti accorgi di non averla realmente assimilata oppure inizi una cosa e, pochi minuti dopo, ti chiedi cosa stessi facendo.
E spesso in quel momento che compare una domanda che può creare un po’ di preoccupazione:” Perché ultimamente dimentico così tante cose?”
Quando qualcuno me lo racconta, la prima cosa che penso non è necessariamente che ci sia qualcosa che non va nella sua memoria. Prima mi interessa capire che cosa sta succedendo intorno a quella memoria.
Come stai dormendo? Hai attraversato un periodo particolarmente impegnativo? Quante cose cerchi di gestire contemporaneamente durante la giornata? Riesci ancora a concederti momenti in cui la mente non deve necessariamente fare qualcosa?
Sembrano domande lontane dal problema,a e invece possono raccontarci moltissimo.
Perché la memoria non vive isolata dal resto della nostra giornata. È collegata all’attenzione, alla capacità di concentrarci, al sonno, allo stato emotivo e, più in generale, alle condizioni nelle quali chiediamo ogni giorno il nostro cervello di lavorare.
Prima di concludere che la memoria stia peggiorando, quindi, può essere utile fermarsi un momento e guardare il quadro nel suo insieme.
Dimenticare qualcosa non significa necessariamente avere poca memoria
C’è una differenza che trovo molto interessante e che spesso cambia il modo in cui guardiamo a questi piccoli episodi quotidiani.
Per ricordare qualcosa dobbiamo prima averle prestato attenzione.
Immagina di appoggiare le chiavi mentre stai rispondendo a un messaggio, pensando alla cena e ascoltando qualcuno che ti parla. Più tardi non ricordi dove le hai messe e la prima conclusione è:” Non ho più memoria.”
Ma siamo sicuri che il problema sia stato ricordare?
Forse, nel momento in cui hai appoggiato quelle chiavi, la tua attenzione era semplicemente impegnata altrove.
Il nostro cervello non registra automaticamente ogni dettaglio che attraversa la giornata. Attenzione memoria sono processi strettamente collegati e, quando siamo distratti e cerchiamo di gestire molti stimoli contemporaneamente, alcune informazioni possono essere elaborate con maggiori difficoltà.
Questo spiega anche perché memoria e concentrazione siano così spesso nominate insieme.
Se in questo periodo hai soprattutto la sensazione di avere la testa piena, fai fatica a mantenere l’attenzione oppure arrivi a sera mentalmente esausta, potrebbe essere utile leggere anche Stanchezza mentale e difficoltà di concentrazione: cosa sapere.
A volte, infatti, ciò che interpretiamo come un problema di memoria può essere almeno in parte legato alla difficoltà di prestare attenzione a ciò che stiamo facendo.
E questa distinzione è importante, soprattutto quando iniziamo a cercare una soluzione.
Prima della memoria, guardiamo la giornata che stiamo chiedendo alla nostra mente di sostenere
Pensa per un momento a quante informazioni attraversano una giornata normalmente.
Messaggi, notifiche, telefonate, lavoro, appuntamenti, famiglia, cose da ricordare, password e scadenze. Magari ci aggiungiamo anche tre conversazioni iniziate contemporaneamente su applicazioni diverse e il continuo passaggio da uno schermo all’altro.
Non è difficile comprendere perché, in certi periodi, possiamo avere la sensazione che la nostra mente sia meno brillante.
A questo si aggiunge il sonno.
Dormire non significa semplicemente spegnere il cervello per qualche ora. Il sonno partecipa anche ai processi attraverso i quali le informazioni apprese vengono consolidate nella memoria. Una revisione sistematica pubblicata nel 2026, per esempio, ha analizzato il ruolo del sonno nell’apprendimento e nel consolidamento di specifiche forme di memoria, rilevando risultati particolarmente interessanti nei compiti che richiede un’associazione recupero episodico.
Fonte scientifica: Pubmed-The role of sleep in strengthening face learning and memory consolidation: A systematic review
Se riposiamo male, quindi, non è così sorprendente sentirci meno concentrati e mentalmente meno efficienti durante la giornata. Naturalmente questo non significa che ogni dimenticanza dipenda dal sonno, ma è uno degli aspetti che vale la pena osservare.
Poi c’è lo stress.
Quando attraversiamo un periodo particolarmente intenso, una parte delle nostre risorse mentali può rimanere occupata dalle preoccupazioni. Continuiamo magari a lavorare e a svolgere tutte le nostre attività, ma abbiamo la sensazione di dover fare uno sforzo maggiore per mantenere l’attenzione.
Anche il movimento, l’alimentazione e più in generale lo stile di vita fanno parte del quadro. Non perché esiste un alimento miracoloso capace di regalarci una memoria perfetta, ma perché il cervello è parte del nostro organismo e risente inevitabilmente del modo in cui ce ne prendiamo cura.
Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza considerano, tra gli altri aspetti, l’attività fisica, l’alimentazione equilibrata, attività cognitive e sociali e gestione di alcuni fattori di rischio modificabili.
Fonte istituzionale: World Health Organization – Risk reduction og cognitive decline and dementia: WHO guidelines, second edition, 2026
E’ proprio questo il concetto che ho voluto sviluppare nel pillar Mente lucida e memoria: un percorso che inizia dalle tue abitudini. Se vuoi avere una visione più completa di come le nostre abitudini possano inserire nel benessere della mente, quello è il punto da cui ti consiglio di partire.
E l’età? È normale sentirsi meno brillanti con il passare degli anni?
Questa è probabilmente una delle domande che crea maggiore preoccupazioni.
Capita di dimenticare un nome o di non ricordare immediatamente una parola è il pensiero corre subito all’età. Dopo i 40 o i 50 anni, poi, ogni piccola dimenticanza sembra improvvisamente assumere un significato diverso.
In realtà, alcune capacità cognitive possono modificarsi nel corso della vita senza che questo significhi necessariamente trovarsi davanti a una malattia.
Il National Institute on Aging spiega che con l’età alcune persone possono impiegare più tempo per apprendere qualcosa di nuovo o per recuperare determinate informazioni. pPuò capitare anche di perdere occasionalmente un oggetto o dimenticare qualcosa, senza che questi episodi rappresentino necessariamente un problema serio di memoria.
Forte istituzionale: [National Institute on Aging – Memory Problems, Forgetfulness, and Aging]
Questo significa che non dobbiamo preoccuparci mai?
No. Significa semplicemente che non dobbiamo neppure interpretare automaticamente ogni dimenticanza come il segnale di qualcosa di grave.
Quello che conta è osservare come cambia la situazione nel tempo e quanto interferisce con la vita quotidiana.
Dimenticare occasionalmente dove hai lasciato gli occhiali è molto diverso dal non riuscire più a gestire attività che fino a poco tempo prima svolgevi normalmente.
Il National Institute on Aging indica, tra i segnali che meritano di essere discussi con un medico, difficoltà come perdersi in luoghi conosciuti, ripetere continuamente le stesse domande o avere problemi nell seguire indicazioni che prima non creavano difficoltà.
Approfondimento: [National Institute on Aging – Age-Related Forgetfulness or Signs of Dementia?]
Quando un cambiamento della memoria è nuovo, persistente, peggiore nel tempo oppure interferisce con le normali attività quotidiane, la cosa più sensata non è cercare immediatamente un integratore. E parlare con il proprio medico.
Non perché dobbiamo immaginare il peggio, ma perché i problemi di memoria possono avere origini differenti. Il National Institute on aging ricorda, per esempio, che anche alcune condizioni mediche, determinati farmaci, depressione, carenze nutrizionali e altri fattori possono influenzare in memoria e capacità cognitive.
In alcuni casi può quindi esserci una causa sulla quale è possibile intervenire.
Possiamo fare qualcosa ogni giorno per prenderci cura della memoria?
Fortunatamente possiamo fare molto per prenderci cura della salute generale cerebrale. E non significa trasformare la propria giornata in un programma di allenamento per il cervello. Possiamo partire dalle cose più semplici.
Mantenerci fisicamente attivi, seguire un’alimentazione equilibrata, coltivare relazioni sociali, continuare a utilizzare la mente e prendersi cura dei principali fattori di rischio per la salute sono comportamenti per presenti anche nelle più recenti raccomandazioni dell’organizzazione mondiale della sanità.
Le stesse linee guida OMS del 2026 comprendono, tra gli interventi considerati per la riduzione del rischio, anche stimolazione cognitiva, attività sociali e attività fisica. Questo non significa che facendo una passeggiata o leggendo un libro possiamo garantirci che in futuro non avremo problemi di memoria. Una promessa del genere sarebbe scientificamente scorretta.
Significa invece che la salute del cervello si costruisce anche attraverso lo stile di vita, esattamente come accade per molti altri aspetti del nostro corpo.
Anche ridurre, quando possibile, il continuo passaggio da un’attività all’altra può aiutarci a utilizzare la nostra attenzione in maniera più consapevole.
Prova a pensarci: quante volte inizi a leggere qualcosa e, la dopo pochi minuti, controlli una notifica? Quante volte guardi il telefono mentre qualcuno ti sta parlando? Quante attività svolgi contemporaneamente pensando di risparmiare tempo?
Non dobbiamo demonizzare la tecnologia. Fa parte della nostra vita e ci offre possibilità straordinarie. Possiamo però iniziare a osservare quanto spesso interrompiamo volontariamente la nostra attenzione.
A volte concedere alla mente il tempo di fare una cosa alla volta è già un piccolo cambiamento interessante.
Anche continuare a imparare, leggere, coltivare interessi e mantenere relazioni sociali significa offrire alla nostra mente occasioni per rimanere attiva. Non serve diventare campione di sudoku. Serve continuare a essere curiosi.
E gli integratori per me la memoria?
Arriviamo alla domanda che, prima o poi, quasi sempre compare.
“Esiste qualcosa di naturale che possa assumere per aiutare memoria e concentrazione?”
È una domanda assolutamente legittima, perché accanto alle abitudini quotidiane possiamo trovare nutrienti, estratti vegetali e formulazioni sviluppate proprio per accompagnare determinate funzioni dell’organismo.
Il punto interessante, secondo me, non è stabilire se gli integratori siano utili oppure inutili. E capire che cosa stiamo cercando di sostenere e scegliere di conseguenza.
Memoria, concentrazione e stanchezza mentale, infatti, non sono necessariamente la stessa esigenza. Una persona può desiderare soprattutto di sostenere la lucidità durante periodi particolarmente impegnativi; un’altra può essere interessata al normale funzionamento del sistema nervoso o alla funzione cognitiva; un’altra ancora può voler integrare nutrienti che assume in quantità insufficiente attraverso l’alimentazione.
E proprio per questo che non sceglierei mai un prodotto soltanto perché sulla confezione compare la parola “memoria”.
Preferisco partire dalla formulazione, dagli ingredienti presenti e soprattutto dalle funzioni che possiamo realmente attribuire a quelle sostanze.
Un esempio interessante riguarda gli omega tre e in particolare il DHA. La normativa europea autorizza il claim secondo cui il DHA contribuisce al mantenimento della normale funzione cerebrale, precisando che l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione giornaliera di 250mg di DHA.
Fonte normativa: [EUR-Lex – Regolamento (UE) n. 432/2012, indicazioni sulla salute autorizzate per il DHA]
Questo ci permette di capire molto bene la differenza tra informarsi correttamente su un nutriente e attribuirgli proprietà che vanno oltre ciò che possiamo affermare.
Dire che il DHA contribuisce al mantenimento della normale funzione cerebrale, per esempio, non equivale a dire che un integratore di omega-3 possa prevenire il declino cognitivo o la demenza. Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità aggiornate nel 2026 non raccomandano l’integrazione con omega-3 come strategia specifica per ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza nelle persone senza una carenza diagnostica. Sono due concetti diversi e, secondo me, conoscerne la differenza ci permette di scegliere meglio, non di rinunciare all’integrazione.
Su questo argomento trovi anche Omega-3 e cervello: perché il DHA è importante per le funzioni cognitive, l’approfondimento che dedicheremo proprio al ruolo degli omega-3 e della funzione cerebrale. Da lì, se sei interessata a una soluzione specifica a base di omega-3, potrai approfondire anche l’articolo dedicato al krill nella sezione integratori.
Per esigenze differenti esistono formulazioni costruite in modo diverso. Negli approfondimenti dedicati a Olimind e Intel-g, per esempio, possiamo vedere quali ingredienti contengono, quali funzioni svolgono e quali differenze esistono tra le diverse formulazioni.
Ed è proprio qui che, secondo me, una consulenza può diventare utile.
Non per convincerti che tu abbia necessariamente bisogno di un integratore, ma per evitare di sceglierne uno a caso. Se mi racconti cosa stai cercando, quali sono le tue abitudini e quale aspetto vorresti sostenere maggiormente, possiamo ragionare insieme sulla soluzione più coerente con le tue esigenze.
Se invece conosci già bene ciò che stai cercando, puoi passare direttamente agli approfondimenti dedicati alle diverse soluzioni e valutare le caratteristiche e composizione.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non si sostituiscono diagnosi valutazioni o indicazioni del medico o di altri professionisti sanitari. In presenza di cambiamenti della memoria nuovi persistenti progressivi o tali da interferire con le normali attività quotidiane è opportuno rivolgersi al proprio medico.



